Sono strutture portanti e leggere, installazioni artistiche o presidi sociali, servizi alla
persona e arredo urbano, sono mezzi di trasporto trainati da cavalli ma anche sistemi integrati per l'ospitalità e il turismo, possono essere eventi spettacolari di un giorno o manifestazioni culturali di un mese, interventi d'urgenza o piani urbanistici a lungo termine.
Nelle città dove lo spazio pubblico viene concepito come luogo di interessi privati, contenitore di automobili e di immagini pubblicitarie, utilizzato al massimo come teatro mediatico da sfruttare fin che c'è spettacolo, design pubblico si propone di dare libero spazio al pubblico e di sfruttarne invece le potenzialità ludiche e di partecipazione.
E' la prima occasione di crescita culturale e personale, è il primo campo da gioco senza regole del gioco, il primo terreno di confronto con l'inaspettato, è dove la curiosità può diventare conoscenza infinita e dove le azioni di ognuno sembrano poter cambiare il mondo. Lo spazio pubblico è in questo senso un microcosmo e ogni suo angolo un'attività potenzialmente democratica e pacifica. Parole grosse per un piccolo concetto che va difeso oggi più che mai.
Nelle città di tutto il mondo i parchi e le piazze, i centri commerciali e i locali di intrattenimento e anche gli eventi pubblici e i riti collettivi si assomigliano sempre di più. Non solo i marchi più famosi, i loghi della globalizzazione, le architetture in voga, ma anche l'arte di strada, i segni della contestazione e del disagio si uniformano sempre più ad un linguaggio universale che, anche per questo, tende disperatamente alla superficialità. La specificità, celebrata a parole, viene lasciata ai margini e agli studi antropologici. Gli spazi per esprimere diversità sono sempre meno e sempre meno - paradossalmente - ne avvertiamo il bisogno.